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Ambrogio si pensa sia nato verso il 330, da famiglia
romana, probabilmente a Treviri, dove il padre che era ![]() consacrato vescovo. Data la sua impreparazione prese come guida il prete Simpliciano, che fu poi suo successore. Studiò intensamente l'esegesi biblica e il dogma, applicandosi ad una predicazione incessante con uno stile sempre chiaro e alieno da soverchie disquisizioni dogmatiche. Questo atteggiamento gli guadagnò la stima dell'imperatore Graziano che lo fece suo consigliere. Ambrogio lo persuase (378) a richiamare i vescovi cattolici banditi da Valente, poi a proibire i culti pubblici pagani ed eretici (379), e finalmente a stabilire la fede cattolica romana come unica religione pubblica dell'impero (380). Segno di questo orientamento fu la rinuncia, da parte dell'imperatore, al titolo di "Ponteficus Maximus", e la rimozione dell'altare della Vittoria della curia del Senato; il che provocò la violenta protesta di Simmaco contro Ambrogio. Così diventò di colpo il campione contro il paganesimo e l'arianesimo. Dopo la morte violenta di Graziano (383), il dodicenne Valentianiano II° era sotto l'influsso di sua madre Giustina, ariana, rivelatosi subito ostile ad Ambrogio benchè questi ne avesse salvate le sorti persuadendo l'usurpatore Massimo a rimanere nelle Gallie e a rinunciare all'occupazione dell'Italia (384). Giustina chiamò a Milano il vescovo ariano Mercurio di Durostorum in Meisa (il quale prese il nome simbolico di Aussenzio precedessore di Ambrogio) e chiese per lui una basilica (385). Ambrogio fu una delle più grandi e belle figure della cristianità: uomo di governo, pastore d'anime, maestro, apostolo, difensore dei popoli e poeta. E' annoverato insieme ad Agostino, Girolamo e Gregorio, fra i quattro massimi dottori della Chiesa latina. Morì a Milano nel 397. |
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